Personaggi storici

Pietro Badoglio

Nato e morto a Grazzano nel (1871 – 1956) fu un personaggio tenuto di grande considerazione specialmente dall’Italia monarchica, ma agli occhi degli osservatori indipendenti contemporanei è apparso inadeguato e persino ridicolo. Badoglio è l’esempio classico di un personaggio rispettato e temuto in Italia, ma deriso nel resto del mondo. Aveva fama di essere un grande stratega militare, ma nei fatti è l’artefice della famosa disfatta di Caporetto. Fu governatore della Libia e sostituì Emilio De Bono al commando dell’aggressione in Etiopia del 1935-36, vincendo quella guerra colonialista con l’uso di mezzi abietti, come i gas tossici contro la popolazione locale e colpendo con inaudita violenza e brutalità anche dopo la fine del conflitto armato e la resa degli etiopici. Era maresciallo d’Italia e capo di stato maggiore generale fino al 1940, quando fu messo a parte in quanto contrario all’ingresso dell’Italia in guerra.

Vittorio Emanuele III, certo della sua lealtà, lo utilizzò nel momento della destituzione di Mussolini per assicurarsi l’appoggio dell’esercito, nominandolo capo del governo. Nei 45 giorni del suo governo non fece alcunché per contrastare l’offensiva nazista dei tedeschi, che da alleati si trasformarono in forza di occupazione, e non riuscì ad impostare un rapporto dignitoso con le forze dell’alleanza atlantica ad un punto tale che l’espressione “Badogliare”, coniata appositamente su di lui, divenne tra sinonimo per barare e raccontare frottole. Fuggì assieme a Vittorio Emanuele l’8 di Settembre lasciando l’Italia intera nel caos e alla mercé dei tedeschi.

Arturo Bocchini

Nato nel 1880 a S.Giorgio alla Montagna nel Beneventano e muore nel 1940. Dopo essere stato prefetto di Brescia, Bologna e Genova, diventa capo della polizia di stato nel 1926. Convinto sostenitore della dittatura fascista e fedelissimo a Benito Mussolini, istituisce subito dopo la sua nomina una prima divisione di polizia politica a Milano con lo scopo dichiarato di sondare le opinioni della gente, anche a prescindere da eventuali reati o comportamenti sospetti: il primo germo dell’OVRA, istituita pochi anni dopo ufficialmente. Questo corpo di polizia segreta, oltre a costituire un corpo di polizia segreta e parallela ai corpi ufficiali con compiti di spiare preventivamente ovunque e chiunque al fine di evitare attività “sovversive”, collabora con i tribunali speciali, istituiti anch’essi nel 1926.

Si è avvalso, per la sua polizia segreta, di molti poliziotti provenienti dai dintorni di Benevento, in parte per il legame fiduciario e personale che aveva con molti di essi, in parte perchè potendo intervenire con modalità clientelare direttamente sui famigliari dei suoi ‘ispettori’ esercitava un maggiore controllo in caso di eventuali defezioni o disobbedienze: le stesse spie erano a loro volta incastrati nella rete di Bocchini.

Nicola Chiaromonte
Nato nel 1905 in Lucania e morto nel 1972, laureato in giurisprudenza. A 16 anni era fervente fascista, ma già a 21 era contro il regime. All’inizio degli anni ‘30 entrò nel gruppo romano di ‘Giustizia e Libertà’, dove faceva parte del cosiddetto gruppo dei ‘novatori’, su posizioni decisamente di sinistra). Fuggì prima in Francia, poi in Spagna (1936) per rifugiarsi infine a New nell’estate del 1941. Era un intellettuale di grande cultura e conosceva, tra altri, Albert Camus, Hannah Arendt e George Orwell. Dopo il suo ritorno in Italia ha lavorato come giornalista, fondando anche una propria rivista di cultura, Tempo Presente. Molte delle sue idee si rispecchiano nei discorsi di Giorgio, detto “Er Baccano”

Galeazzo Ciano

nato nel 1903 a Livorno è stato giustiziato nel 1944. Laureato in giurisprudenza, entrò nel servizio diplomatico dello Stato presso ambasciate e consolati, attività che continuò anche durante i primi anni del suo matrimonio con Edda Mussolini (1930). Dal 1933 ritorno in Italia, diventando primo ministro della stampa e della propaganda e poi Ministro degli Esteri. Aveva forti perplessità circa un rapporto troppo stretto con i tedeschi, confermati dopo l’uccisione di Dollfuss (amico di Mussolini) ad opera dei nazisti e firmò solo su pressione di Mussolini il “Patto d’acciaio”. Era uno degli uomini più odiati del fascismo, perché violento fino ad essere crudele ma anche indeciso e con poca forza di carattere. Era noto come opportunista e arrogante approfittatore della sua posizione, ma nel 1943 ha preso posizione contro il suo suocero. Così Ciano, una volta considerato possibile ‘delfino’ del duce visto di buon occhio dalla casa reale italiana, fu processato e giustiziato a Verona nel 1943. I suoi diari politici, salvati dalla moglie Edda Mussolini, sono una fonte importante per la storia degli ultimi anni del fascismo italiano.

Emilio De Bono

Nato nel 1866 fu giustiziato nei pressi di Verona l’11 Gennaio 1944 per altro tradimento, in quanto aveva votato a favore della deposizione di Mussolini decisa dal Gran Consiglio del Fascismo il 25 luglio 1943. De Bono fece la carriera militare entrando nell’accademia militare e partecipando prima alla guerra italo-turco e poi alla prima guerra mondiale. Dopo l’insoddisfacente esito della guerra, che vedeva l’Italia teoricamente tra i vincitori, ma di fatti senza alcun vantaggio reale, entrò nel movimento fascista e fu lui a guidare la marcia su Roma nel 1922, diventando primo comandante della Milizia fascista e direttore della pubblica sicurezza. Appena assolto dalla accuse di corresponsabilità nell’omicidio Matteotti, continuò la sua carriera prima come sottosegretario di Stato al Ministero delle Colonie e poi come Ministro dello stesso dicastero. Prese il commando della guerra d’Etiopia, ma fu destituito dopo pochi mesi perché la sua strategia si rilevò inefficace e troppo lenta. Per rimuoverlo fu ‘promosso’ a Maresciallo d’Italia e rimase nel Gran Consiglio del Fascismo fino all’arresto da parte della Repubblica Sociale Italiana. A differenza della proverbiale trasandatezza di Badoglio, De Bono mantenne rigidamente la forma e l’ormai settantottenne gerarca fascista reagì alla condanna a morte con una dignità tutta sua espressa in nella celebre battuta: “Mi fregate di poco”.

Amerigo Dumini

Nato nel 1896 negli Stati Uniti d’America muore a Roma nel 1967. Dumini è il principale esecutore materiale dell’omicidio Matteotti, ma si è distinto già prima come personaggio violente con pulsioni omicide. Ha lasciato l’America per arruolarsi nell’esercito italiano a meno di 20 anni, è poi entrato nel squadrismo (a Firenze) e ha partecipato al doppio omicidio Lazzeri (le vittime erano Renato Lazzeri, un politica socialista e sua madre) a Carrara. Poi si spostò a Roma e fu chiamato, proprio per la sua “carriera” precedente, a guidare un gruppo speciale di polizia segreta agli ordini del Viminale. Fu punito con pene smisuratamente lievi per l’omicidio Matteotti e gli altri suoi delitti e anche dopo guerra fu graziato già nel 1953.


Roberto Farinacci

nato nel 1892 ad Isernia viene fucilato nel 1943. Dopo aver interrotto gli studi scolastici lavora come ferroviere a Cremona e partecipa – soltanto per un anno – alla prima guerra mondiale. Si impegna fin dalla fondazione nei fasci. Prima segretario provinciale di Cremona, dal ’21 siede in parlamento e nel 1925 diventa segretario generale del Partito Fascista. Difende, dopo il delitto Matteotti, Dumini in base ad una dubbia laurea in giurisprudenza. Con Mussolini ha un rapporto difficile: il carattere violento e poco diplomatico crea problemi al Duce, ma successivamente Farinacci farà comodo per le sue posizioni da falco e viene utilizzato sia per curare il rapporto con i nazisti, sia come forza propulsivo per l’entrata in guerra dell’Italia. Farinacci è forse il fascista italiano più vicino ai nazisti tedeschi, anche se Hitler ne rimase disgustato dopo l’arresto di Mussolini per le sue mire a diventarne il successore.

Guido Leto

nato a Palermo nel 1895 e laureato in Giurisprudenza è entrato nel servizio pubblico nel 1919 (dal 1922 presso il Ministero dell’Interno) ha percorso l’intero iter dell’amministrazione fino a diventare Direttore della Divisione di Polizia Politica del Ministero dell’Interno dal 1938 al 1945. Dopo la definitiva caduta del fascismo fu contattato da Federico Umberto D’Amato, futuro capo dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno che lo coinvolse in una risistemazione dei servizi segreti mai del tutto smantellati in quanto ritenuti utili per scongiurare “il pericolo comunista” e i prevedibili conflitti sociali e politici relativi alla guerra fredda. Infatti, il famoso elenco delle spie, pubblicato nel 1946, conteneva originariamente ca. 900 nomi… ma alla fine ne sono stati pubblicati solo 622. Forse anche per la continuazione del suo ruolo dopo la fine della guerra, Leto è tuttora un personaggio sfuggente: poche sono le informazioni circa la sua vita privata. Per assurdo molte informazioni a proposito dell’OVRA provengono, invece, proprio da Leto che ne parlò ripetutamente dopo la fine della guerra. Indubbiamente fu la persona più informata esistente in vita sulla polizia segreta fascista… ma anche una delle persone più interessate a filtrare le informazioni da rendere pubbliche!

Giacomo Matteotti

Nato nel 1886 a Rovigo come figlio di una famiglia di proprietari terrieri si laureò in giurisprudenza a Bologna nel 1907, dove iniziò anche ad avvicinarsi ai socialisti. Si impegnò per la neutralità dell’Italia e contro l’ingresso nella prima guerra mondiale, attività per la quale fu mandato al confino in Sicilia.

Dopo la guerra, fu eletto nel parlamento nella sua circoscrizione natia, vedendosi confermata l’elezione anche nelle due successive elezioni del 1921 e del 1924. Matteotti fu uno degli esponenti più in vista di un’opposizione decisa e aggressiva contro i fascisti, che non trovò l’approvazione di altre forze di sinistra, come i comunisti e una parte del partito socialista italiano, ma anche del sindacato, che sostenevano di dover comunque collaborare con il governo fascista. Il 30 maggio 1924, poche settimane dopo le elezioni che avevano portato ad un plebiscito per Mussolini, denuncio brogli elettorali, forse non tanto perchè si illudeva di poter effettivamente arrivare a nuove elezioni, quanto nella speranza di inaugurare un’azione di opposizione vera contro il partito fascista. Ma una parte della sinistra rimase su posizioni tiepide e ciò incoraggiò Mussolini di agire contro Matteotti utilizzando un suo corpo di polizia segreta, denominato “Ceka” parafrasando la polizia segreta di regime comunista in Russia. (vedi nota 1 in fondo)

Elena del Montenegro

nata nel 1873 e morta nell’esilio in Francia nel 1952 era figlia di re Nicola I del Montenegro. La principessa del Montenegro ha sposato Vittorio Emanuele III nel 1896, diventando poi regina d’Italia nel 1900. Di famiglia ortodossa dovette cambiare il suo credo religioso per sposare Vittorio Emanuele e rimase per tutta la vita fervente credente cattolica, molto impegnata in attività benefiche non di facciata, ma ispirata ad un’autentica volontà di aiutare i bisognosi, in particolare i malati. Nel 2001 il vescovo di Montpellier, dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita, ha avviato il processo di canonizzazione. La coppia reale italiana era certamente strana da vedersi: la regina, alta oltre un metro e ottanta sovrastava di gran lunga il marito di statura, ma non si è mai immischiata in questioni politiche e non sono attestati contrasti tra re e regina. L’unica sua iniziativa politica di un certo respiro fu una sua lettera del 1939 alle regine europee nell’inutile tentativo di evitare lo scoppio di una guerra europea. Anche a proposito della regina si trovano commenti al vetriolo nelle lettere di Maristella Sanges, ma sembrano più dettati da invidia che da osservazioni reali: Elena di Savoia era molto occupata sia con la famiglia (ebbe 5 figli), sia con le sue attività umanitarie. Ha seguito suo marito prima nell’esilio in Egitto, poi si trasferì a Montpellier, dove morì di cancro. Per sua volontà è stata sepolta in una tomba semplice nel cimitero cittadino.

Massimo Mila

Nato nel 1910 a e morto nel 1988, è uno dei ‘ragazzi’ dell Liceo classico Massimo d’Azeglio di Torino, come Cesare Pavese, Leone Ginzburg, Vittorio Foa, Giulio Carlo Argan, Norberto Bobbio e altri. Mila è stato un musicologo, critico musicale, intellettuale e attivo antifascista vicino a Giustiza e Libertà. Pi volte incarcerato (la prima volta a 19 anni nel ’29). Nel ’35, periodo della guerra d’Etiopia, viene arrestato nuovamente assieme as Einaudi, Ginzburg, Foa, Antonicelli, Bobbio, Pavese, Carlo Levi, Luigi Salvatorelli, Riccardo Bauer e Ernesto Rossi e rimane fino al 1940 nel carcere di Regina Coeli a Roma. Dopo la guerra insegna Storia della musica prima al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino poi, dal 1962 al 1975, presso l’Università. Dal 1956 era membro dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia. Mila, assieme ad Ernesto Rossi, è uno di quei importanti personaggi per la cultura, la società e la politica italiana poco conosciuti i poco considerati dall’attenzione dell’Italia contemporanea.

Benito Mussolini

nato nel 1883 e morto nel 1945, fu il fondatore del fascismo e collezionò dal 1922 (anno della cosiddetta Marcia su Roma) titoli e potere: Presidente del Consiglio dei Ministri prima e Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato poi, assumendo poteri dittatoriali dal 1925 al 1943. Ma fu anche Maresciallo dell’Impero e – dopo le dimissioni forzate del Luglio 1925, Duce della Repubblica Sociale Italiana fino alla disfatta del 1945. Spesso viene ignorato il suo passato centrato posizioni politiche molto diverse, ma evidentemente meno promettenti per la propria carriera: fino al 1914 era esponente del Partito Socialista Italiano e persino direttore del quotidiano Avanti!. Infatti, Anna Maddalena Di Bellini, moglie di Charles Philipp Lacroix, allude in più circostanze di averlo conosciuto durante la sua militanza socialista, che finì quando Mussolini si spostò dalla posizione contraria all’entrata dell’Italia nella prima guerra mondiale su una decisa posizione a favore della partecipazione italiana. Riuscì poi a giocare a suo favore anche il malcontento per gli scarsi vantaggi che l’Italia riuscì ad avere dopo la prima guerra mondiale, focalizzando soprattutto la frustrazione dei giovani impegnandoli nella creazione dei ‘Fasci Italiani di Combattimento’, una specie di movimento di protesta e rivendicazione, poi divenuti Partito Nazionale Fascista. Nella vita privata, oltre alla moglie, ebbe diverse amanti e da alcune aveva anche dei figli illegittimi.

Vittorio Emanuele III

Nato a Napoli nel 1869 è morto ad Alessandria d’Egitto nel 1947. Figlio unico di Umberto I e Margherita di Savoia fu cresciuto con modalità militaresche, che più tardi gli valse il soprannome “Il Re soldato”, e fu Re d’Italia dal 1900 al 1946. Uomo colto e coraggioso era apprezzato tra le altre famiglie reali europei. Il suo regno, segnato da due guerre, grandi cambiamenti sociali ed economici è difficile da valutare. Nei diari di Maristella Sanges viene descritto come uomo isterico e sconclusionato, in realtà pare avesse invece più virtù umane che politiche.

Carlo Rosselli

nato nel 1899 a Roma e ucciso in Francia nel 1937 da un gruppo di sicari fascisti francesci (i cosiddetti “Cagoulards”). Rosselli studiö a Firenze dove inizio ad impegnarsi presto nelle attività antifasiste ispirate all’ideale socialista. Insegno a Milano e e per un breve periodo a Genova. Aveva stretti contatti con Pietro Nenni ed è cofondatore della rivista “Quarto Stato”. Nel 1924, anche in risposta all’omicidio Matteotti, fondò la rivista “Non Mollare!” con Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi e Piero Calamandrei. Nel 1927, in seguito alla fuga di Filippo Turati che aveva contribuito ad organizzare (tra gli altri autori di quella fuga c’era anche Sandro Pertini), fu mandato al confino sull’isola di Lipari da cui riuscì ad evadere due anni dopo assieme a Lussu e Nitti. Quella fuga ha ispirato la fuga di Adolfo Romeo e Antonio Ridolfi dieci anni più tardi, ma Rosselli si rifugiò in Francia, da dove ha guidato “Giustizia e Libertà” da lui stesso fondata ed ispirata ai principi del Socialismo Liberale. GL è riuscita per molti anni a garantire un flusso di informazioni in entrata e uscita dell’Italia, arrivando a distribuire in Italia 30.000 copie del periodico che stampava in Francia. Ho sostenuto fin dagli inizi anche la lotta antifascista in Spagna e per molti anni fu uno dei punti di riferimento più importanti per la resistenza antifascista italiana. I mandanti del suo barbaro omicidio il 9 giugno del 1937 in Normandia non furono mai processati: Benito Mussolini era stato ucciso, Pietro Badoglio è riuscito ad evitare di essere coinvolto nel processo, mentre il generale Roatta è evaso dal carcere in circostanze oscure poco prima del processo.

Nello Rosselli

Nato nel 1900 e assassinato assieme al fratello in Francia. Sosteneva il lavoro antifascista di Carlo condividendone le idee, ma non era dedicato tanto alla politica, quanto all’analisi storica. Il brutale omicidio avvenuto a Bagnoles-de-l’Ornes (i due fratelli furono prima pestati e poi accoltellati) era stato predisposto direttamente da Mussolini e Ciano ed è stato organizzato dagli uomini di Arturo Bocchini tramite i loro contatti con i gruppi fascisti francesi. Come Anne Marie Lacroix, i Rosselli erano di famiglia benestante ed investivano il loro denaro interamente nella lotta antifascista, creando in questo modo un effettivo pericolo per il regime fascista italiano di fronte al quale non ha esitato di arrivare fino all’omicidio.

Ernesto Rossi
Nato a Caserto nel 1897 e morto a Roma nel 1967, era volontario nella prima guerra mondiale. Come Chiaromonte inizialmente si avvicinò a Mussolina e il Fascismo, ma già nel 1922 si era definitivamente allontanato, entrando in contatto con il gruppo intorno a Salvemini e Rosselli ed avvicinandosi a Giustizia e Libertà. Passò gran parte del periodo fascista al confino, dove collaborò a redigere il famoso Manifesto di Ventotene. Dopo la guerra divenne, assieme ad Altiero Spinelli uno dei più importanti promotori dell’idea europeista in Italia. Molte delle sue idee si rispecchiano nei discorsi di Giorgio, detto “Er Baccano”

Filippo Turati

Nato il 26 novembre 1857 a Cabyi e morto il 29 marzo 1932 in Francia, ha sviluppato già da giovane simpatie socialiste e poi, influenzato dalla sua compagna Anna Kuliscioff, anche marxiste, ma rimanendo sempre nell’ambito di un socialismo riformatore e non rivoluzionario. Questa posizione critica nei confronti del comunismo rivoluzionario si è rafforzato dopo la Rivoluzione Russa. Nel 1922 fu tra i protagonisti della spaccatura del PSI, non seguendo l’evoluzione sempre più massimalista del partito. Turati era un personaggio molto popolare ed ascoltato negli ambiti critici al regime fascista nella prima metà degli anni ’20 e fu messo sotto sorveglianza per il suo spiccato antifascismo. Fuggì in Francia, passando dalla Corsica, nel 1926 e continuò il suo lavoro politico dall’estero, collaborando con Pietro Nenni nel tentativo di riunificazione del PSI. Turati è tra i maestri ed ispiratori dei fondatori di “Giustizia e Libertà” che avevano organizzato la sua fuga (vedi Carlo Rosselli)

Franco Venturi

nato nel 1914 come figlio dello Storico dell’Arte Lionello Venturi, è morto a Torino nel 1994. Cresciuto in una casa che era un punto di riferimento per molti giovani antifascisti torinesi, era imbevuto di una cultura di resistenza ai non-valori del fascismo e fin da giovanissimo si impegnò nella lotta contro il regime. Passò gli ultimi anni del fascismo al confino (dal ’41 al ’43) e dopo la guerra era attivo come saggista e giornalista, affermandosi come studioso dell’illuminismo in Italia e della storia della Russia.

Nota 1: Sono stati però espresso dubbi se la molla principale per l’omicidio Matteotti fu davvero solo la sua lotta politica contro i brogli elettorali, portando alla discussione il fatto che Matteotti era a conoscenza di un clamoroso caso di corruzione e tangenti, che coinvolgevano direttamente anche Mussolini, Vittorio Emanuele III e molti personaggi della massoneria, in merito ai giacimenti petroliferi della Libia. La compagnia petrolifera Sinclair Oil, controllata dalla Standard Oil, era interessata a tali giacimenti, in quel periodo ancora non ufficialmente noti e non sfruttabili con tecnologie in mano italiana. Questa commistione tra interessi economici internazionali e politica nazionale all’epoca non era nota, nemmeno alla maggor parte dei compagni dello stesso Matteotti. Il riserbo sull’affare Sinclair è forse dovuto anche al fatto che lo stesso Matteotti ne era azionista.

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Pubblicato on 27 novembre 2009 at 11:31 am  Comments (3)  

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3 commentiLascia un commento

  1. Lieber Bert,

    tolle Seiten. Du musst mir mal bei Gelegenheit die Geschichte erzählen – oder schnell einen Verlag finden, der das Buch ins Deutsche übersetzt…

    Viel Erfolg!

    Gruß
    Dagmar

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