I personaggi della finzione narrativa

Stepàn Balavicz

Nato nel 1860 e morto nel ’40 a Firenze, è italiano di Fiume, pianista, professore di Conservatorio e più importante insegnante di Giovanni Balzoni. Ha iniziato la sua carriera a Trieste, spostandosi poi a Firenze ed infine a Roma. Ha collaborato con il gruppo di resistenza borghese fondato da Charles Phillip Lacroix e Anna Maddalena di Bellini. Grazie al suo intervento Giovanni Balzoni ha potuto studiare il pianoforte e completare la sua formazione come solista, pur avendo iniziato gli studi di musica a 17 anni compiuti. Balavicz non ha mai accettato l’omosessualità del suo allievo e per paura che potesse ‘contagiare’ anche il proprio figli Niccolo, non li ha mai fatto incontrare. Ha vissuto con incomprensione e rifiuto il fatto che poi i due si sono comunque incontrati e hanno deciso di vivere insieme.

Giovanni Balzoni

nato e morto a Montepulciano (1904 – 1944), figlio di una famiglia povera di braccianti agricoli, da giovane faceva il pastore, curando un branco di pecore per un pastore sardo (vedi nota 1 in fondo). Fin da giovane tacciato di essere omosessuale, si innamora di Pietro Zorzelli e fugge con lui, diventando poi musicista. Giovanni è uno dei due protagonisti del romanzo, che dopo una vita più contro-politica che apolitica, negli ultimi anni della guerra si unisce alla lotta partigiana.

Ilvio Calani

nato a Siena nel 1938, vive a Montepulciano. Professore emerito di Storia Contemporanea presso l’Ateneo Senese. Ha fatto la sua tesi di dottorato sulla resistenza con ricerche su Pietro Zorzelli, scoprendo molti dei documenti che compongono il romanzo, in particolare l’autobiografia di Zorzelli e i diari e le lettere di Maristella Sanges. Sposato con Sonia, scultrice e artista conosciuta a livello europeo e lontano cugino di Rosalia Ghelardini. Ha una vera passione per la storia, tale da farsi trasportare dalla curiosità storica fino ad appropriarsi di documenti che sarebbero coperti di riservatezza e protetti dalle leggi sulla privacy…

Anna Maddalena di Bellini in Lacroix

nata e morta a Roma (1854 – 1936), appartiene ad un’estesa e ricca famiglia nobiliare del centro-Italia. Sposata in seconde nozze con Charles Phillip Lacroix, intellettuale francese vicino ai socialisti che insegna presso l’Ateneo capitolino. Partecipa con suo marito alla resistenza borghese vicina a Giustizia e Libertà e dopo la morte del marito continua il suo impegno nel gruppo di resistenza “La Libellula”. Durante gli anni ’90 dell’800 aveva contatti con Benito Mussolini, allontanandosi poi quando quest’ultimo elaborò la sua idea di fascismo, deviando l’originario movimento di protesta operaia dei fasci verso la deriva nazionalista e totalitaria nella forma definita del fascismo italiano. Risultando per un errore di identificazione ufficialmente deceduta in un naufragio assieme a suo marito, nel 1924 cambia identità e vive sotto le mentite spoglie della propria sorella maggiore.

Maria Margherita di Bellini

Sorella maggiore di Anna Maddalena di Bellini, nata nel 1852 a Roma e deceduta nel 1930, dopo anni di infermità con gravi problemi fisici e successivamente anche psichici. Viveva ritirata in una tenuta trasandata di campagna, dove fu sepolta in un cappella privata su ordine di Anna Maddalena e con la complicità della famiglia di mezzadri.

Contessa Elisa Maria di Bellini

Personaggio di spicco della famiglia di Bellini, nata nel 1850 a Viterbo muore a Roma nel 1938. Cugina di Anna Maddalena e Maria Margherita di Bellini. Dotata di un carattere forte e di un ancora più forte senso di famiglia, durante la vecchiaia cominciò a scambiare successivamente sempre di più gli interessi di famiglia con i suoi interessi personali, lasciandosi andare ad ogni possibile intrigo e cercando di controllare ad ogni costo tutti i membri della propria famiglia. Attaccata alle tradizioni si è rifiutata di accettare ogni rinnovamento e ha cercato fino alla morte di tenere in pugno l’intera famiglia di Bellini.

Gianfranco di Bellini

nipote della contessa Elisa Maria, Anna Maddalena e Maria Margherita di Bellini, nato a Roma nel 1901 e morto ad Avellino nel 1927 a soli 26 anni. Riconosciuto e come figlio legittimo, anche se vistosamente frutto di un rapporto extraconiugale della moglie (con un ufficiale austriaco ai servizi della casa Asburgo), non ha mai conosciuto il suo vero padre e vive una situazione difficile all’interno della famiglia. Rende servigi alla Contessa Elisa Maria ed è un personaggio dalla vita spericolata, privo di inibizioni, ma anche di coraggio.

Niccolo Bertini

Niccolo Bertini, figlio di Stepàn Balavicz, nato a Firenze nel 1913 dove è morto nel 2001 a 88 anni, è stato intervistato da Ilvio Calani e Sergio Zorzelli, raccontando molti dettagli poi utilizzati per la scrittura del secondo libri del romanzo. Avendo ambedue i genitori musicisti ha scelto di seguire la stessa loro strada studiando prima al conservatorio fiorentino e diplomandosi poi a Roma in violoncello. Anche grazie alle amicizie del padre è entrato giovanissimo nell’orchestra di Santa Cecilia, italianizzando il suo cognome. È il secondo compagno di Giovanni Balzoni, vivendo con cui fino alla sua morte. Non potendo accedere all’eredità del suo compagno a causa della situazione legale che non riconosce legami al di fuori dal matrimonio, dopo la guerra si è trasferito a Firenze, dove ha vissuto nel palazzo di proprietà dei genitori. Ha fondato un’associazione che organizza concerti di beneficenza a favore dei diritti umani e contro le discriminazioni.

Giorgio, detto “Baccano”

Nato a Civitavecchia nel 1900 da una famiglia di commercianti benestanti muore nel 1936 in un incidente stradale durante la preparazione di un azione di sabotaggio antifascista. Nel 1919, subito dopo la prima guerra mondiale a cui ha partecipato solo nell’ultimo anno della disfatta, si trasferisce a Roma dove studia con il Professor Charles Phillip Lacroix, diventando suo studente preferito e uno dei personaggi più importanti del gruppo di resistenza antifascista creato dal professore. È un personaggio molto prammatico che, pur facendo parte della Libellula, ha ottimi rapporti sia con Giustizia e Libertà, creato sette anni dopo la nascita della Libellula, sia con i gruppi di resistenza comunista, in quel periodo molto titubanti ed indecisi nella loro lotta contro il fascismo. Il suo soprannome “Baccano” si riferisce al fatto che lui, invece, riesce a lavorare in sordina e completo silenzio, senza farsi notare. (vedi nota 2 in fondo)

Rosalia Ghelardini

Nata a Montepulciano nel 1964 e proprietaria del Ristorante tipico toscano “La cittadella”. Amica di Sergio Zorzelli e cugina di Ilvio Calani, li fa incontrare dando a Sergio la possibilità di conoscere la storia del suo nonno Pietro. Non essendo sposata, ha creato nel suo ristorante un ambiente famigliare che accoglie gli ospiti come amici viziandoli soprattutto con enorme piattate di pici, la tipica pasta poliziana preparata rigorosamente a mano.

Anne Marie Lacroix

Figlia di Charles Phillip Lacroix e Anna Maddalena di Belini, nata e morta a Roma (1893 – 1968, sposata con Adolfo Romeo e madre di due figli. Era amica di Pietro Zorzelli e soprattutto di Giovanni Balzoni. Entrata nel gruppo di resistenza antifascista fondato dai suoi genitori nel 1927 è rimasta nell’antifascismo attivo fino alla fine della guerra. In seguito ad un incidente stradale di cui è stato vittima anche Giorgio, detto “Baccano”, ha passato due anni della sua vita ritirata in un convento di suore, priva di memoria. Ha raggiunto assieme a tutto il suo gruppo poi la resistenza armata, lottando in Toscana durante la liberazione di Montepulciano. Dopo la fine della guerra si è dedicata a raccogliere documenti sulla resistenza italiana.

Charles Lacroix

Nato ad Aix- en – Provence nel 1852 e morto in seguito ad un naufragio davanti alle coste spagnole durante il suo tentativo di fuga dall’Italia fascista nell’autunno del 1924, si è laureato in Storia del Diritto a Parigi nel 1878, partecipando da studente alla lotta per la definitiva trasformazione della Francia in una Repubblica e contro la monarchia di Napoleone III dalla parte delle forze politiche più radicali. Negli anni’80 e in seguito a conflitti interni ai partiti più progressisti decise di lasciare la Francia e di seguire una chiamata all’Università di Roma, dove si impegno nel partito socialista a fianco di Filippo Turati.

Giacomo Ridolfi

Nato a Firenze nel 1878 e morto a Lipari nel 1938, operaio di San Frediano, attivo nella resistenza comunista. Padre di Antonella e Antonio Ridolfi, suocero di Pietro Zorzelli e compagno di prigionia di Adolfo Romeo. Arrestato dalla miliza e poi trasferito alla polizia segreta per essere giudicato (e condannato) dal Tribunale Speciale in un processo sommario la cui sentenza (oltre 10 anni di internamento) non era in alcun rapporto con la gravità delle accuse (scritte antifasciste su muri). Muore in seguito ad un’aggressione subita da una giovane guardia a Lipari.

Antonella Ridolfi

Nata a Firenze nel 1909 e morta a Roma nel 1943, moglie di Pietro Zorzelli e madre del loro unico figlio Emanuele, detto Manuelo. Figlio di Giacomo Ridolfi e sorella di Antonio. Vicina alla resistenza comunista già per tradizione di famiglia partecipa prima con suo marito ad azioni contro il regime fascista, poi, dopo la morte del marito, intensifica il suo impegno contro guerra e fascismo, insieme a suo fratello, Giovanni Balzoni, Niccolo Bertini e altri soprattutto nel gruppo di resistenza “La Libellula” a Roma.

Antonio Ridolfi

Nato a Firenze nel 1918 e morto a Roma nel 2005. Figlio di Giacomo Ridolfi, fratello di Antonella e cognato di Pietro Zorzelli. Pur essendo di estrazione operaia e proveniente da una famiglia comunista, si avvicina già da bambino alle organizzazioni giovanili del PNF e – in contrasto con la famiglia e soprattutto con il padre – si arruola giovanissimo nell’esercito per partecipare, nel 1935, alla guerra d’Etiopia. Rimane profondamente traumatizzato dalla violenza della guerra e finisce di mutilarsi per poter lasciare l’Etiopia. Tornato in Italia diserta la truppa. Viene arrestato ed internato a Lipari, da dove fugge insieme ad Adolfo Romeo. Entra nella resistenza armata e collabora con Giovani Balzoni, di cui diventa amico. Partecipa alla lotta partigiana nei pressi di Montepulciano. Dopo la guerra, già ventisettenne, studia medicina e dopo gli studi, a partire dal 1956 si dedica ad attività umanitarie come medico nel terzo mondo e in zone di crisi.

Edmundo Ristacchio

Ispettore della divisione I della polizia politica creata nel 1926 da Arturo Bocchini, nato a Benevento nel 1897 e morto a Milano nel 1945. Ha partecipato come soldato semplice alla prima guerra mondiale, entrando dopo la fine della guerra nella polizia di stato, dove ha collaborato strettamente con la Milizia Fascista, il corpo pseudo-militare del Partito istituito nel 1923, pochi mesi dopo la marcia su Roma. È entrato a far parte della polizia segreta su diritta chiamata di Bocchini fin dagli inizi e già negli anni dal ’23 al ’26, quando ufficialmente non esisteva ancora alcun corpo di polizia politica, si è distinto per l’affidabilità in missioni politicamente ‘delicate’. Di fatti, la milizia era un corpo violento e di grande visibilità, non utilizzabile in situazioni che dovevano passare sotto silenzio.

Personaggio scaltro, apparentemente freddo e senza emozioni, non è comunque riuscito a districarsi nei complicati giochi di potere di cui era oggetto anche la stessa polizia segreta e la caduta del fascismo per lui è stato un evento traumatico insuperabile. Ha inizialmente attirato nella sua rete Maristella Sanges, ma da manovratore di quella sua collaboratrice ne è poi diventato vittima, diventando suo amante e padre del suo secondo figlio.

Adolfo Romeo

Nato da madre ignota a Torino intorno al 1898 ca. muore a Roma nel 1987. Amico di Giovanni Balzoni e Pietro Zorzelli sposa Anne Marie Lacroix nel 1927 con cui ha due figli. Entra assieme alla moglie nel gruppo di resistenza borghese “La Libellula”, guidato da sua suocera Margherita Di Bellini, nel 1926 e rimane antifascista attivo fino alla fine della guerra. Dal 1936 al ’38 è internato a Lipari sulla base di una sentenza del Tribunale Speciale. Riesce a fuggire dal confino assieme ad Antonio Ridolfi e continua la battaglia antifascista prima a Roma, entrando poi nella resistenza armata. Dopo la guerra si dedica alla famiglia e alla gestione delle proprietà della moglie, abbandonando la politica.

Gianna e Enzo Romeo

Figli di Anne Marie Lacroix e Adolfo Romeo, nati a Roma nel 1928 (Gianna) e nel 1934 (Enzo). Ambedue sposati con figli e nipoti vivono a Roma.

Maristella Sanges

Nata a Gavoi, Sardegna, nel 1898 e morta a Napoli nel 1966. Ha lasciato la Sardegna all’inizio della prima guerra mondiale ad appena 16 anni, vivendo come prostituta, prima per i giovani soldati, poi entrando in un giro di prostituzione all’interno del Partito Fascista. Nei primi anni ’20 si è stabilita in una piccola cittadina di provincia, Civita Castellana (vedi foto), dove è stata ingaggiata tramite Edmundo Ristacchio e un suo cliente, Leonardo Orlando (Civita Castellana 1892 – Avellino 1927), come spia dell’OVRA. Ha vissuto sia in Italia che all’estero con identità false e nomi di codici vari, occupandosi in parte della Nobiltà, in parte della resistenza antifascista. Madre di due figli, ambedue riconosciute da suo marito, ma concepiti rispettivamente con Gianfranco Di Bellini ed Edmundo Ristacchio. Dopo la guerra è riuscita a non essere ricompresa nell’elenco delle spie dell’OVRA pubblicato e ha continuato a vivere sotto la falsa identità a suo tempo creata ad arte dalla polizia segreta. (vedi nota 3 in fondo)

Madre Clarissa Zetètica

Al secolo Carla Ridolfi, Madre superiore del monastero di Cella Maria sull’Appennino Pistoiese, nata a Firenze nel 1884 e morta a Piteglio (PT) nel 1976. Sorella di Giacomo Ridolfi e zia di Antonella e Antonio. Pur essendo di umili origini ha intrattenuto rapporti con molti personaggi di rilievo anche internazionale, grazie alla sua curiosità, la sua risoluzione e la proverbiale capacità di dubitare di tutto e di tutti, già esplicitata nel suo nome monastico. Negli stralci del suo diario commenta alcuni episodi realmente accaduti, come la messa sul campo Dux per i giovani fascisti. (vedi nota 4 in fondo)

Fortunata Zevi

Nata a Torino nel 1890 in una famiglia di decaduta borghesia culturale ebraica e morta a Montevideo nel 1962. Ha iniziato in età giovane a vivere in una casa chiusa prima a Torino, poi nei pressi di Pitigliano. Successivamente ha aperto una sua casa chiusa con il suo amante e socio in affari Luigi Prestiggiani (Civita Castellana 1879 – 1927), distrutta poi in un incendio doloso. Dal 1928 a 1938 ha gestito una grande casa chiusa a Milano, prima di trasferirsi in Sudamerica, dove ha aperto un Bar notturno con camere per appuntamenti. Amica di Adolfo Romeo, Pietro Zorzelli e Giovanni Balzoni ha aiutato loro in caso di bisogno durante la loro lotta antifascista senza impegnarsi mai in prima persona. (vedi nota 5 in fondo)

Pietro Zorzelli

Nato a Genova nel 1904 e morto nel 1938 in luogo non sicuramente noto, probabilmente nel carcere di Civitavecchia. Cresciuto a Genova ed educato nel seminario vescovile, si è poi trasferito a Montepulciano come apprendista di un fornaio, lontano parente della madre. Conosce Giovanni Balzoni nel 1924 e fugge con lui verso Roma, dove incontra Margherita Di Bellini. Lavoro come giornalista fino al 1927, poi come attore in un gruppo teatrale critico verso il regime fascista. Nel 1936 si sposa con Antonella Ridolfi, da cui ha un figlio, Emanuele (detto Manuelo). Durante i primi anni ’30 si avvicina alla resistenza antifascista di matrice comunista, assumendo fin dall’inizio posizioni più radicali rispetto ai comunisti di prima generazione. Partecipa a numerose iniziative di sabotaggio contro la guerra e il regime nei pressi di Firenze e viene arrestato nel 1938.

Nota 1: Durante il fascismo e nell’ambito delle politiche di insediamento, che spostavano interni gruppi di persone da una parte dell’Italia all’altra, nella zona di Montepulciano sono arrivate molte famiglie sarde che hanno portato con sé la tradizione pastorizia. Questa strategia è usata anche da altri regimi, un esempio importante del periodo post-guerra è la Cina che ha spostato decine di migliaia di persone per esempio in Tibet o nella Mongolia cinese. Ancora oggi si trovano nei dintorni di Montepulciano molte aziende agricole di origine sarda, ormai integrati nella terza generazione e che hanno arricchito la gamma dei prodotti tipici di un’importante produzione casearia.

Nota 2: La stragrande maggioranza dei discorsi politici che Giorgio fa durante gli incontri con altri personaggi, compresi quelli che lasciano il dubbio che siano indirizzati a partiti, situazioni e uomini politici dell’Italia odierna, sono in realtà citazioni testuali da scritti e lettere di Nicola Chiaromonte (1905 – 1972) e Ernesto Rossi (1897 – 1967, vedi foto sopra) redatti negli anni prima della guerra.

Nota 3: La questione delle spie della polizia segreta, detta anche OVRA (sigla che significa probabilmente Organizzazione Vigilanza e Repressione Antifascismo, ma in realtà questa spiegazione dell’acronimo sembra posticcia e la sigla è stata scelta più il suono vagamente minaccioso, così come il primo nucleo di polizia privata del partito fascista fu chiamato CEKA, in analogia alla temuta polizia segreta del regime comunista in Russia), in realtà non è mai stato adeguatamente studiato. Dopo la guerra fu pubblicato un elenco con oltre 600 nomi di spie della polizia segreta attive in Italia e all’estero (soprattutto in Francia) per controllare gli antifascisti, ma molte persone sono poi riuscite a farsi cancellare da tale elenco. L’attività della polizia politica controllava però non solo gli antifascisti noti, ma monitorava “l’umore” della gente tenendo sotto occhio tutte le aree sociali sensibili e creando dettagliati fascicoli con moduli predeterminati che riportavano attitudini, competenze professionali, caratteristiche fisiche e caratteriali, ma anche anche le “tendenze morali” come per esempio l’orientamento sessuale. Le spie venivano scelte in base alle loro capacità, ma anche al loro ruolo sociale, culturale o politico e si infiltravano in modo mirato negli ambiti sociali di interesse per il regime.

Nota 4: Il ruolo della chiesa cattolica durante gli anni del fascismo italiano, ma anche nel nazismo tedesco, non è affatto una pagina di cui la gerarchia vaticana può andare fiera. I silenzi, le colluttazioni, gli interessi politici e finanziari del Vaticano hanno fatto sì che non fu mai denunciato il regime nazi-fascista disumano e violento, anzi: molti “nemici” storici della chiesa cattolica sono stati eliminati o decimati durante gli anni dei regimi fascisti. Solo quando era visibile agli occhi di tutti la catastrofe umana mondiale a cui il fascismo ha portato la chiesa ne ha preso timidamente le distanze, aiutando comunque molti gerarchi nazisti, tra cui anche personaggi che si sono macchiati di crimini abietti, a sottrarsi ad un giusto processo. Nonostante questo, ci sono molti esempi di uomini e donne di chiesa che, sulla base del messaggio cristiano, hanno mantenuto una posizione di antifascismo sordo e poco appariscente ma non per questo meno capace, fino ad arrivare a gesti di vero eroismo contro la violenza e l’ingiustizia, aiutando molte persone a sopravvivere gli ultimi mesi del regime fascista e della guerra.

Nota 5: Il tema delle Case di Piaceri (Case Chiuse o Bordelli) gestiti da donne o famiglie di tradizione ebraica è un fatto storico non molto discusso, anche se ampiamente attestato. Specialmente nel Sud-America nel tardo ottocento molte delle storiche case chiuse erano di proprietà di famiglie ebraiche. La scarsa discussione del tema è dovuto forse ad una falsa moralità da parte cristiana, che pare ritenere quasi offensivo abbinare a famiglie ebraiche anche il “commercio” del sesso, che soprattutto se avviene in ambienti protetti che fornisce garanzie e sicurezza sia ai clienti, sia alle donne (e i ragazzi) che si prostituiscono, è più un dato di fatto che una questione morale.

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Pubblicato on 30 novembre 2009 at 12:59 pm  Comments (2)  

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2 commentiLascia un commento

  1. Un libro interessante, solo in un momento lento, noioso. Che affronta un periodo della nostra storia in maniera interessante e che tiene viva l’attenzione del lettore


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