I luoghi della storia

Montepulciano
Buona parte della storia de “La Libellula” si svolge a Montepulciano e nei suoi dintorni. Giovanni Balzoni nacque nelle campagne tra Montepulciano e San Quirico, in una paesino immaginario dal nome Palazzo Frassini, composto da una fattoria e un piccolo villaggio completo di una chiesetta di campagna, dove si svolge nel ’44 un’aggressione da parte di soldati tedeschi. Il luogo è ispirato dalla zona di Palazzo Massaini, fattoria vinicola quattrocentesca, ma priva del collegato villaggio e senza una propria chiesa.
La città di Montepulciano, uno dei borghi rinascimentali più belli della Toscana, è famosa per il suo vino, ma anche per gli edifici storici: prima di tutto il tempio di San Biagio, capolavoro del Sangallo (il luogo in si incontrarono per la prima volta Pietro Zorzelli e Giovanni Balzoni durante la festa che si svolge intorno alla chiesa), e il Duomo, che si affaccia alla splendida Piazza Grande sulla sommità della collina su cui sorge la cittadina. Vengono citate anche le chiese di S. Agnese, fuori mura, e di S.Agostino, lungo la salita dalle porte della città verso Piazza Grande.
Villa Pianosa, immaginata in fondo alla vallata verso ovest dalla città, è puramente fittizia, mentre il Ristorante “La Cittadella”, dove si incontrano Sergio Zorzelli e Ilvio Calani, esiste – anche se con un altro nome – e vi si possono mangiare degli ottimi pici fatti in casa.
Molti dei fatti narrati durante gli ultimi mesi dell’occupazione tedesca si basano sul diario dell’allora vescovo della città, Emilio Giorgi, che ha svolto il suo uffizio a Montepulciano dal ’33 al ’64. A prescindere della storia recente, Montepulciano è un’ottima meta per una gita nel week-end, specie in primavera o autunno. Anche il “cantiere” di musica classica, che tuttora si svolge in quella città ed è, a differenza della valutazione che ne dà Sergio Zorzelli dal punto di vista di un ragazzo adolescente, di grande interesse culturale.
Per ulteriori informazioni vedi:

Civita Castellana
Questo bellissimo borgo, un po’ dimenticato nonostante la densa storia, l’architettura suggestiva e gli ampi panorami che offre (oltre alla buona cucina rustica), diventa nel libro luogo di un mondo particolare, intrigante e al contempo ambiguo che è stato creato nelle sua mura cittadine esclusivamente dalla fantasia narrativa dell’autore. I fatti narrati si sarebbero potuto svolgere in quella cittadina, ma non fu così. Ciò non toglie che chi fa un giro da quella parte dell’Italia centrale perde qualcosa se non si ferma qualche ora per un pranzo e una passeggiata!

Roma
La città di Roma è ed è sempre stata, anche durante il periodo del fascismo, una realtà variopinta e con molte sfaccettature, come lo sono tutte le grandi metropoli del mondo. Anche durante gli anni ’30 era comunque piena di fermenti che si muovevano sotto la cenere dell’appiattimento culturale, forse presentava allora più vitalità nascosta di ora.
Il luoghi del romanzo sono il tranquillo quartiere dove viveva Margherita Di Bellini, nei pressi di Villa Panfili, l’Accademia di Santa Cecilia (che continuò anche negli anni del fascismo la propria attività, iniziata nel ‘600 e i cui concerti in quel periodo si svolgevano in una sede diversa da quella odierna), i quartieri attorno alla basilica di S.Maria Maggiore vicino alla stazione di Roma Termini e attorno alla chiesa di San Lorenzo e di via Tiburtina (dove viveva Antonella Ridolfi nella casa di proprietà di Pietro Zorzelli, ereditato da Margherita Di Bellini), ma anche le viuzze vicine a piazza del popolo, dove si svolge un incontro con Giorgio. Altre luoghi non vengono citati in modo chiaramente identificabile, anche per evitare la tentazione di voler identificare i personaggi della finzione con famiglie e persone realmente vissute.
Il destino di Roma dopo l’ignobile fuga del Re e del suo Capo di Governo, Pietro Badoglio, è stato narrato maestralmente da altri, sia nei libri, che in alcuni splendidi film.

Napoli
Il destino di Napoli nella storia del fascismo è talmente particolare e talmente ricco, che merita di diventare teatro esclusivo di una sua propria storia del fascismo, che narra le anime plurime della città durante gli anni del fascismo. Ne “La Libellula” Napoli fa solo delle apparenze brevi, appare come l’icona di una città vivace, moderna, aperta, ma non avulsa dalla storia dell’Italia. Da qui Anna Maddalena Di Bellini e suo marito Charles Philip Lacroix volevano partire per gli Stati Uniti e poi è proprio la vista di Napoli che convice Anna Maddalena di rimaner nel suo paese e forse è solo grazie a Napoli che sorge nella sua mente l’idea di trasformarsi in Maria Margherita… a Milano quella stessa idea sarebbe nata già con l’handicap di essere troppo pazza, troppo irrealizzabile. Ma l’atmosfera di Napoli induce a rischiare e grazie a questo il racconto può partire.
La famiglia di Bandarlo, di cui Maristella Sanges è finta principessa, non esiste e quindi anche il loro Castello di famiglia, tra Napoli e Avellino, è un luogo che esiste solo nella finzione narrativa.

Firenze
Firenze entra nella narrazione soltanto tardi, alla fine degli anni ’30, quando Pietro Zorzelli e Antonella Ridolfi vi si trasferiscono. Antonella è nata nel quartiere di San Frediano ed è qui che primo suo padre, un semplice operaio, si impegna in attività antifasciste di matrice comunista e dove continua a lottare poi anche Pietro ed infine lei stessa.
Della Firenze negli anni ’30 e ’40 si racconta l’atmosfera, così diversa da quella di Roma, ma anche alcuni luoghi importanti: la nuovissima stazione costruita da un gruppo di giovani architetti attorno a Michelucci. La Sinagoga, la più grande d’Italia, pesantemente bersagliata dai soldati tedeschi. Le colline nei dintorni della città, con le belle ville occupate dalla truppe tedesche. Ma anche i dintorni, in particolare il Mugello, teatri di azioni di sabotaggio da parte dei partigiani.

Appennino Pistoiese
L’Appennino, luogo in cui vive l’autore, non poteva non entrare nella storia de “La Libellula”. In questo caso è il monastero di Cella Maria, mai esistito veramente, che viene collocato nel fondo della valle di Popiglio, sovrastata da due torri medieovali. In questo monastero, sotto l’egida della badessa Clarissa Zetètica, si trova sia una poderosa biblioteca medica, sia un ospedale. È da qui che proviene la lettera di Antonella Ridolfi a suo figlio ed è qui che Anne Marie si rifugia per lunghi mesi in uno stato di felice oblio. Come non esiste il Monastero, non è mai esistita la badessa, ma nonostante questo sono esistite molte delle cose di cui narra e purtroppo anche in questa zona periferica del paese, fascisti e nazisti hanno colpito duramente: la cosiddetta linea gotica passava proprio dalla Montagna pistoiese e sono documentati orrori ed omicidi anche in quelle pacifiche vallate. Tra i più odiosi crimini vi fu forse il doppio omicidio di due ragazze montante da parte dei nazisti tedeschi dopo averli per giorni violentate e seviziate. Stranamente ancora oggi si stenta di affermare con forza l’onore delle vittime e l’abietta e vigliacca violenza dei carnefici di molti dei crimini di allora.

Milano
Anche Milano, come Napoli, vede solo alcune apparizioni veloci: è qui che fu creata la prima cella della polizia segreta fascista nel lontano 1927 come ispettorato speciale di polizia ed è qui che si trovano, alla fine della guerra, sia Edmundo Ristacchio che Maristella Sanges.

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Pubblicato on 8 dicembre 2009 at 10:26 pm  Lascia un commento  

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